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Vespucci a caccia plastica nel Mediterraneo

21.09.2013

LIVORNO - Marina militare e Università di Siena insieme per la tutela del mare nel Progetto 'Plastic buster': i ricercatori dell'università toscana infatti si imbarcheranno sulla nave 'Vespucci' per iniziare a monitorare e quantificare la presenza di plastica e derivati nel tratto di mare compreso tra Livorno e il porto di Tolone in Francia. Si tratta dell'anteprima del progetto che non a caso è stato presentato oggi a bordo della nave scuola della Marina, attraccata in banchina nel porto Mediceo di Livorno.

''Abbiamo appena concluso la campagna di istruzione per i nostri allievi - ha detto il comandante del 'Vespucci' Curzio Pacifici - domani partiremo per Tolone per partecipare alla 'Mediterranean tall ship regatta', e ora siamo qua a dare il via a questo progetto per la salvaguardia dell'ambiente''. Entra così nel vivo il progetto di monitoraggio ambientale delle macro e micro plastiche che inquinano il mar Mediterraneo. ''Il progetto 'Plastic busters' mira a campionamenti e verifiche dello stato di salute del nostro mare sulle plastiche - ha spiegato il rettore dell'università di Siena Angelo Riccaboni - e fa parte della rete 'Med solutions', coordinata dal nostro ateneo all'interno del network mondiale dell'Onu sullo sviluppo sostenibile: un atto di diplomazia scientifica e culturale che siamo orgogliosi di cominciare con la Marina militare''. La prima fase della mappatura a bordo del Vespucci si concluderà venerdì, ma proseguirà a novembre su altre due unità della Marina, nave 'Magnaghi' e 'Galatea'. ''Il nostro obiettivo non è solo quello di monitorare e campionare le micro e macroplastiche presenti nell'ambiente marino - ha concluso la coordinatrice del progetto professoressa Maria Cristina Fossi - ma anche di valutarne gli effetti sulle specie viventi. Una di queste è la 'Caretta caretta': nello stomaco di un solo esemplare che abbiamo ripescato sulle coste toscane abbiamo trovato 150 pezzi di plastica. La nostra ricerca servirà a capire quali sono le aree marine e le specie più colpite e fornire al legislatore internazionale gli strumenti per limitare il fenomeno''.


Fonte: ansa.it
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