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La svolta dei data center: meno energia, più efficienza

10.04.2013

Apple dichiara che i suoi usano solo energia rinnovabile. In Norvegia e a Hong Kong si mettono nel sottosuolo

La svolta verde dei data center è iniziata e anzi è già a buon punto. Anche l’Italia si sta distinguendo per soluzioni innovative in questo settore. Green Email Cloud ne è uno esempio: costruito a Cremona e in parte già attivo, questo data center comporterà un risparmio energetico del 50% grazie a un algoritmo statistico che analizza in tempo reale il carico di dati e distribuisce i servizi. In questo modo i server superflui rimangono spenti e lavorano alla massima potenza solo quelli necessari. Negli scorsi giorni a fare notizia è stato però il rapporto ambientale pubblicato da Apple che ha dichiarato che l’energia utilizzata dai suoi data center è al 100% proveniente da fonti rinnovabili (energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica). Non solo, gli uffici di tutto il mondo della società di Cupertino sono oggi alimentati al 75% da energia rinnovabile, segnando un incremento del 114% in soli due anni (nel 2010 era solo il 35%) e l’obiettivo è arrivare al 100%.

MAIDEN - L’esempio più significativo è il data center di Maiden, in Nord Carolina, che, grazie a una distesa enorme di celle solari, rappresenta un unico in tutti gli Stati Uniti: la struttura ha ricevuto anche la certificazione Leed Platinum. I pannelli fotovoltaici ricoprono circa 400 mila metri quadrati di terreno e hanno una capacità produttiva annuale di 42 milioni di chilowattora, ora è in fase di costruzione un secondo impianto che dovrebbe essere operativo a fine 2013 e in loco è in funzione anche una cella a combustibile alimentata a biogas. Nel complesso, Apple produrrà qui 167 milioni di kWh di energia rinnovabile – quanto basterebbe per alimentare 10.874 abitazioni.

NEI SOTTERRANEI - Altro Paese, altra storia. Hong Kong, per attirare nuovi investitori, ha deciso di costruire data center sotterranei, scavati nella roccia e per questo in grado di mantenere basse le temperature, evitando così il surriscaldamento delle strutture. A differenza di altre zone del mondo, come per esempio la Norvegia dove è in funzione il data center più verde al mondo, costruito nella grotta di un fiordo, la scelta di Hong Kong è dovuta alla mancanza di terreni su cui poter costruire – qui la densità di popolazione è pari a 6.480 abitanti per km² - e ai costi elevati degli immobili. Secondo uno studio di fattibilità effettuato dal dipartimento di Ingegneria civile e sviluppo della Hong Kong Special Administrative Region e dalla società Arup, i due terzi del terreno interessati sono ideonei per la costruzione di data center nella roccia, anzi la relazione suggerisce altri possibili usi delle grotte, come laboratori di ricerca o depositi.

POLEMICHE - Non mancano però le polemiche: innanzitutto quelle rivolte al governo che per agevolare gli investimenti è disposto a rinunciare al canone change for land, in secondo luogo viene criticata la durata dei lavori. Mentre in Europa, nella maggior parte dei casi, sono stati usati grotte naturali e bunker costruiti in tempo di guerra (come quelli della società tedesca 1&1 che a Baden Airpark ha installato i suoi data center in una ex base e in un bunker militari costruiti nel 1951 durante la guerra fredda dall'Aviazione militare francese), a Hong Kong bisognerebbe invece partire da zero.

Fonte: corriere.it
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