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Energia: piccoli ed efficienti, la mappa dei comuni rinnovabili

11.04.2013

Dalla "smart city" su rotaie i Comuni rinnovabili ci insegnano che il futuro è già qui e che l'innovazione non si deve fermare. Legambiente lancia dunque un appello alla Regione Piemonte affinché si arrivi presto all'approvazione di un piano energetico adeguato ai tempi e alle novità del settore. Le buone pratiche dei comuni piemontesi sono state illustrate ieri pomeriggio, nel corso della tavola rotonda "Verso i piccoli comuni a zero emissioni. Buone pratiche a confronto", realizzata nell'ambito del progetto Interreg Innovazione Energetica e del progetto Med ZEroC02, in cui saranno messe a confronto le esperienze dei piccoli comuni coinvolti nei due progetti e impegnati nella realizzazione di buone pratiche ambientali. "Nonostante siano molte le buone pratiche piemontesi messe in campo sul territorio, in particolare nei piccoli comuni, ad oggi in Piemonte manca ancora uno strumento efficace di pianificazione che permetta di valutare quali e quanti possano essere gli impianti per l'utilizzo delle fonti rinnovabili. - dichiara Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta -. La Regione, a cui spetta definire le direttive in campo energetico, ha predisposto linee guida parziali: ribadiamo nuovamente la richiesta di predisporre un piano energetico regionale adeguato ai tempi e alle circostanze attuali e di completare le linee guida regionali per quanto riguarda l'idroelettrico e l'eolico". La realizzazione di interventi di efficienza energetica e di valorizzazione delle energie rinnovabili rappresenta un fattore di sviluppo fondamentale per migliorare la situazione energetica ed ambientale non solo di un territorio ma del pianeta. In Piemonte si segnalano già buone performance sull'uso delle energie green. Nei comuni di Asti, Novara e Torino, da esempio, oltre il 60 per cento della fornitura energetica per consumi domestici proviene da fonti rinnovabili (eolico, mini idro, biogas, geotermia, biomassa e fotovoltaico). La situazione migliora ulteriormente spostandosi nei comuni di Cuneo, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Vercelli e Biella la percentuale media sfiora il duecento per cento. Il titolo di comune rinnovabile è detenuto da Cuneo con una percentuale del 250,48.

Le buone pratiche censite da Legambiente nell'intero territorio piemontese sono tante. Un esempio è la nuova Stazione di Porta Susa nel Comune di Torino, dove è stata realizzata una galleria, lunga 300 metri, interamente composta da vetri fotovoltaici strutturali. Ma anche nei piccoli centri gli esempi sono tanti, come i pannelli solari "calpestabili" installati direttamente come copertura di balconi o altre superfici simili, come nel caso di un'abitazione privata all'interno di un condominio nel Comune di Cuneo. Per quanto riguarda gli impianti idroelettrici va ancora una volta sottolineata la necessità di tutelare i corsi d'acqua e di una regolamentazione regionale che ne scongiuri l'eccesivo sfruttamento. L'idroelettico ha consentito fino ad oggi di utilizzare anche i piccoli salti naturali di pochi metri per produrre energia elettrica in maniera ambientalmente sostenibile, com'è avvenuto nel Comune di Cerano (No) dove l'impianto è in grado di produrre oltre 1 GWh/a di energia elettrica sfruttando un salto di soli 2 metri. Ancora, nel Comune di Sparone, in provincia di Torino, dov'è stato recuperato un vecchio impianto idroelettrico messo in servizio nel settembre 2011. A carattere innovativo sono, inoltre, gli impianti geotermici a "palizzata energetica" che consentono di ottenere prestazioni eccellenti con costi di installazione molto ridotti rispetto ai sistemi geotermici. Due le realizzazioni nel Comune di Pralungo (Bi) e nel Comune di Netro (Bi). Energia che arriva anche dai rifiuti organici: a Pinerolo si segnala uno dei primi impianti per la produzione del biogas, a servizio dell'intera provincia di Torino col quale, oltre a produrre elettricità, alimenta una rete di teleriscaldamento e raffrescamento per edifici civili e commerciali.

Mentre l'attenzione in questi anni si è spesso concentrata sui costi degli incentivi alle fonti rinnovabili, è importantissimo comprendere i vantaggi prodotti da questo cambiamento dal basso. Proprio la crescita della produzione rinnovabile ha permesso di sostituire quella da impianti termoelettrici (ossia quelli più inquinanti e che emettono gas serra), calata di 61TWh tra il 2007 e il 2012, anche per via della crisi. Diminuiscono, dunque, le importazioni di petrolio e di gas da usare nelle centrali e si riducono le emissioni di CO2, con vantaggi per il clima ma anche economici perché l'Italia ha recuperato così larga parte del debito per il mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto. Significativo anche il fatto che diminuisce il costo dell'energia nel mercato elettrico, perché la produzione degli impianti a rinnovabili (e in particolare di quelli fotovoltaici che producono energia di giorno, al picco della domanda) permette di tagliare fuori l'offerta delle centrali più costose. Fondamentale è poi, in un periodo di crisi economica, la crescita degli occupati nel settore: a inizio 2012, prima dei decreti Passera, le ricerche stimavano complessiva­mente 120mila occupati nelle fonti rinnovabili.

Grazie al progetto ZEroCO2, i comuni coinvolti, nell'area lunigiana, risparmieranno in un anno il quantitativo di emissioni risparmiate pari a quello prodotto nello stesso periodo da una città di medie dimensioni. Per questo motivo le amministrazioni locali giocano un ruolo chiave nell'implementazione delle politiche tese all'abbattimento delle emissioni climalteranti e all'aumento dell'efficienza energetica. "Quasi il 50 per cento delle emissioni di gas serra riguarda le piccole comunità. Nei piccoli comuni si corre il rischio di non intraprendere l'importante cammino verso le emissioni zero, soprattutto a causa della mancanza di fondi, strategie e competenze adeguate a vincere la sfida del 20/20/20 - Simone Nuglio, ZEroCO2 project manager per Legambiente - da un lato, quindi, per far fronte alla scarsità di mezzi, occorrono attente politiche di distribuzione e gestione dei fondi strutturali europei, a livello centrale e periferico, dall'altro è necessario cambiare le coordinate delle attuali politiche energetiche, basandosi sulle risorse rinnovabili, la riduzione dei consumi, l'efficienza e, soprattutto, puntando all'adozione di stili di vita sostenibili piuttosto che su grande opere infrastrutturali".

Gli enti pubblici sono chiamati da tempo a dare il buon esempio adottando in prima istanza buone pratiche e di conseguenza trasferendo e stimolando la cittadinanza a fare altrettanto. Ed è questo il concetto alla base del progetto Interreg Innovazione Energetica promosso da Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta che si propone di creare le condizioni per l'attuazione concreta di politiche energetiche ed ambientali improntate alla sostenibilità, supportando i Comuni nella definizione della pianificazione energetica territoriale e nella valutazione della fattibilità tecnico-economica per la realizzazione di specifici interventi e di azioni integrate di gestione dell'energia.


Fonte: alternativasostenibile.it
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